A Catania, il 2026 inizia tra promesse politiche e vecchi problemi irrisolti. Il piano per la riqualificazione degli immobili pubblici, firmato dal Sindaco Trantino e altri istituzionali, punta a trasformare la città in una smart city, ma resta da vedere se la realtà seguirà le promesse.
Finite le feste, smaltiti panettoni e buoni propositi, siamo ufficialmente nel 2026. A Catania, però, una cosa non cambia mai: la politica è in perenne ebollizione, come l’Etna… ma senza mai sapere cosa verrà fuori.
Tra firme, sorrisi istituzionali e strette di mano d’ordinanza, il Direttore dell’Agenzia del Demanio Dal Verme, il Sindaco Enrico Trantino e il Rettore di Unict Foti hanno siglato il Piano Città degli immobili pubblici. Un accordo che promette di valorizzare, riqualificare e rigenerare il patrimonio pubblico in modo sostenibile, creando valore economico, sociale, ambientale e culturale. Insomma: sulla carta Catania diventa una smart city, nella realtà aspettiamo ancora il rendering.
Passando alla politica “muscolare”, Fratelli d’Italia è già in modalità campagna elettorale permanente. Le prossime comunali in provincia di Catania (Mascali, Trecastagni, Pedara) incombono e il mantra è sempre lo stesso: unità della coalizione e i migliori profili. Traduzione: tutti insieme appassionatamente, finché non si litiga sui nomi.
Nel frattempo, Cateno De Luca non si ferma mai. Archiviato (più o meno) il capitolo Sud Chiama Nord, ora è tempo di dichiarazioni d’amore con “Ti Amo Sicilia”, progetto dal titolo romantico e dai contorni ancora da definire. L’attesa è tutta per la tre giorni del 16, 17 e 18 gennaio a Caltagirone: cuori, slogan e palchi pronti.
Ma non è tutto folklore e programmi. A Catania si continua purtroppo a fare i conti con la violenza. Il giornalista Henry Roman Clarke è stato aggredito in pieno centro storico e ha annunciato, amareggiato, di voler lasciare la città definendola “irrecuperabile”. Un giudizio duro, che ha acceso il dibattito sulla sicurezza. Il Movimento 5 Stelle, con i consiglieri Bonaccorsi e Ciancio, rilancia la richiesta di una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Perché sì, prima dei grandi piani urbanistici, magari sarebbe utile poter tornare a casa interi.
Insomma, il 2026 a Catania parte tra promesse ambiziose, campagne elettorali anticipate, nuovi contenitori politici e vecchi problemi mai risolti. Non proprio un inizio scintillante, ma – come sempre – la speranza di un cambiamento non muore mai.