Passeggiando a Villa Bellini è difficile immaginare che negli anni Sessanta vi abitasse un elefante vero: Tony. Arrivato a Catania nel 1965 dopo la vita nel circo, divenne presto amatissimo dai bambini, che lo consideravano un amico. Oggi, però, la sua storia ci fa riflettere: l’affetto delle persone poteva davvero compensare la sua solitudine e la prigionia? Ricordare Tony significa interrogarsi su come è cambiata la nostra sensibilità verso gli animali e su quanto abbiamo ancora da imparare.
Passeggiando tra i viali di Villa Bellini, è difficile immaginare che, non troppo tempo fa, questo luogo fosse anche la casa di un elefante vero. Eppure è successo davvero.
Si chiamava Tony, ed è stato uno degli abitanti più amati, e controversi, della Catania degli anni Sessanta.
Arrivato in città nel 1965 dopo una vita trascorsa nel circo, Tony venne ospitato all’interno della villa comunale. In breve tempo divenne l’idolo dei bambini: la domenica era una festa fatta di noccioline e carezze timide, offerte con entusiasmo e affetto genuino. Per molti piccoli catanesi, Tony non era un’attrazione: era un amico.
Eppure, dietro quello sguardo imponente e quieto, restava una solitudine difficile da ignorare. Oggi, a distanza di decenni, la sensibilità è cambiata. Sappiamo quanto sia ingiusto e dannoso costringere animali così grandi in cattività. E allora la storia di Tony assume un significato nuovo, più complesso:
l’affetto dei catanesi era abbastanza da compensare la sua prigionia?
Era davvero felicità… o solo una carezza dentro una gabbia?
Forse non esiste una risposta definitiva. Ma ricordare Tony significa anche interrogarsi su come siamo cambiati e su quanto ancora abbiamo da imparare.
La prossima volta che passerai da Villa Bellini, fermati un attimo. E pensaci.