Nel Settecento, in via Crociferi, un cavallo senza testa spaventava i passanti, ma era in realtà parte di un crudele rituale di trasferimento dei condannati. La leggenda nacque dalla paura e dall’immaginazione popolare, trasformando un rito in mito ancora ricordato oggi.
Siamo nel Settecento, in via Crociferi, lungo la strada, al calar del sole, vagherebbe un cavallo senza testa. Un racconto ripetuto abbastanza volte da svuotare la via dopo il tramonto. Dietro quella storia però non c’era un fantasma, ma una “consuetudine” del tempo: allo scoccare dell’Ave Maria i condannati venivano trasferiti lontano dagli sguardi, su un cavallo coperto da drappi scuri che celavano il corpo e alimentavano l’immaginazione popolare. La testa, nascosta o già rimossa, diventava il dettaglio più temuto, quello che faceva abbassare le finestre e accelerare il passo. La paura faceva il resto, trasformando un rituale crudele in leggenda. Così via Crociferi si svuotava nel silenzio, mentre il mito prendeva forma. E ancora oggi, al calar del sole, qualcuno giura di sentirne il passo tra le pietre.