Tutùm!
“Tutùm”, un romanzo coinvolgente, un’opera prima che sembra scritta da un navigato scrittore e non da un consigliere di Cassazione. Il magistrato è Giancarlo Triscari, palermitano, ma vive e lavora ormai da molti anni a Roma. Un romanzo, edito da Navarra, che parla dell’amore fraterno e di una promessa che il protagonista potrà onorare qui, sulle pagine di un romanzo che è un viaggio nella memoria. Sguardi diversi per una narrazione che ha più piani di lettura, dalla carriera di magistrato nascono le grandi riflessioni sulla legge, e dentro queste il viaggio verso l’infanzia a Palermo, gli amici, la famiglia, il dolore infinito per la perdita del fratello e la promessa non mantenuta: fare un viaggio insieme. “Tutùm”, quel battito del cuore che svela una forte emozione, un viaggio a ritroso nel tempo per trovare il senso più autentico della sua vita e dei dolori che avevano colpito la sua famiglia. Nell’elegante cortile della Cassazione domina la maestosa statua della Legge e in una mattina di Dicembre il presidente della Corte, amico e guida, gli chiede cosa trovi che non va in quella statua. “Questa statua non parla… non racconta cosa c’è dietro una decisione. Il processo è spesso un percorso tormentato di vita. Vorrei che la statua parlasse anche di questo”, scrive Triscari e la soluzione arriverà solo alla fine del romanzo, dove si intrecciano a meraviglia la professione, l’amore per la legge e la compassione per gli esseri umani, gli amici, i fratelli, fatti realmente accaduti e altri sognati, frutto di una fantasia mai fine a se stessa. Episodio centrale è una gita a Piano Battaglia con i genitori e i fratelli, Vera e Andrea. Manfredi, l’autore, è il più piccolo non sa sciare bene come il fratello e alla fine della giornata vuole fare un’ultima discesa, ma Andrea capisce che è scesa la nebbia e potrebbe essere pericoloso. Manfredi se lo ritrova alle spalle, lo aiuta, lo salva, lo protegge e così sarà per sempre.
“Quell’episodio mi ha segnato per sempre – racconta l’autore – il vero modo di dare senso alle cose è di farle insieme agli altri. Aiutare gli altri dà un senso alla mia vita. Un magistrato fa un lavoro stupendo, non è mai solo, la sua compagna è la legge, ma è calato nella realtà, dietro ogni uomo o donna si celano vite che vanno comprese e poi giudicate”. Ma il romanzo nasce anche da un patto che i due fratelli avevano fatto in giovane età, quello di un viaggio insieme, in moto o in America oppure nelle isole Eolie. Era una promessa e le promesse vanno mantenute e i due fratelli per suggellare un patto usavano un linguaggio in codice: “Cieloblù. Accada quel che accada”. Ad Andrea è dedicato il romanzo. Ma se si vuole sapere cosa mancava alla statua della Legge del cortile della Cassazione bisogna leggere il romanzo.