Catania compie 2755 anni e celebra oltre ventisette secoli di vita.
Domenica 4 ottobre 2026, la nostra città taglia un traguardo importante.
Un anniversario record che la città si appresta a celebrare con un appuntamento d’eccezione: sul palco del Teatro Metropolitan, l’orchestra del Teatro Massimo Bellini diretta dal maestro Eckehard Stier porterà in scena un evento unico, unendo le melodie eterne di Vincenzo Bellini con una prima assoluta mondiale in cui la musica sinfonica dialoga con il suono ancestrale del marranzano di Puccio Castrogiovanni.
Catania compie 2755 anni e celebra oltre ventisette secoli di vita.
Domenica 4 ottobre 2026, la nostra città taglia un traguardo importante.
Un anniversario record che la città si appresta a celebrare con un appuntamento d’eccezione: sul palco del Teatro Metropolitan, l’orchestra del Teatro Massimo Bellini diretta dal maestro Eckehard Stier porterà in scena un evento unico, unendo le melodie eterne di Vincenzo Bellini con una prima assoluta mondiale in cui la musica sinfonica dialoga con il suono ancestrale del marranzano di Puccio Castrogiovanni.
Ma perché si festeggia proprio in questa data e da dove nasce davvero la storia della nostra città?
Per comprendere il valore di questa ricorrenza dobbiamo riavvolgere il nastro di ventisette secoli e mezzo. Fu allora che una spedizione di coloni greci risalì la costa orientale della Sicilia. Vedendo la sagoma maestosa dell’Etna all’orizzonte, decisero di sbarcare proprio qui. Non fu una scelta casuale: trovarono l’acqua dolce e limpidissima del fiume Amenano e una terra vulcanica scurissima, resa straordinariamente fertile dalle ceneri dell’Etna.
La chiamarono “Katane”: una parola di origine indigena che significava “terra ruvida, aspra, simile a una grattugia”.
La particolarità che rende straordinaria questa fondazione è che non parliamo di un mito ma Catania possiede un vero certificato di nascita. Fu il celebre storico greco Tucidide a documentare con precisione l’anno esatto della nascita formale della polis.
La vera magia è che Catania non è mai morta: è rimasta viva, pulsante e costantemente abitata nello stesso identico punto da ben 2755 anni.
Eppure, la convivenza con le forze della natura ha messo la città a dura prova più volte:
Nel 1669, una spaventosa colata lavica dell’Etna scavalcò le mura difensive, cancellò interi quartieri e si gettò in mare per oltre un chilometro, circondando il Castello Ursino e ridisegnando per sempre la linea di costa.
Nel 1693, il disastroso terremoto della Val di Noto ( magnitudo 7.4) rase al suolo quasi l’intera città, mietendo migliaia di vittime.
Con una prova di resilienza senza precedenti, gli abitanti dell’epoca presero quella stessa pietra lavica nera che li aveva sepolti, la spaccarono e la lavorarono. Nacque così il meraviglioso “Barocco nero” che possiamo ammirare passeggiando tra Via Crociferi, Piazza Duomo e Via Etnea.
Sull’arco di Porta Garibaldi campeggia ancora oggi un’iscrizione in latino che sintetizza l’anima di questa comunità:
«Melior de cinere surgo» – Rinasco dalle mie ceneri ancora più bella.
Al Teatro Metropolitan la scelta di far convivere nello stesso concerto l’orchestra sinfonica con il marranzano è la metafora perfetta di Catania: la massima espressione della cultura classica che abbraccia la forza radicata, fiera e ancestrale della terra siciliana.
Buon 2755° compleanno a Catania: una città ferita mille volte, ma nata per non arrendersi mai.